L'epoché fenomenologica
Dopo aver analizzato la crisi
della civiltà occidentale, Husserl sviluppa la parte costruttiva del suo
pensiero elaborando un metodo fenomenologico, che mira a risalire alla dimensione
originaria in cui si costituiscono tutte le forme di conoscenza. Il metodo
consiste nell'epoché, cioè nella sospensione del giudizio sul mondo, per
accedere a un'esperienza autentica dei fenomeni, così come appaiono alla
coscienza.
Diversamente dallo scetticismo o
dal dubbio cartesiano, Husserl non nega il mondo, ma mostra che esso acquista
senso solo in relazione al soggetto. Rifiuta sia l'idealismo (che fa
dipendere la realtà dal soggetto), sia la posizione di Kant, che vede
nel soggetto un ordinatore esterno ai dati.
Per Husserl, la coscienza
non è un'entità metafisica o trascendentale, ma un principio operativo,
una relazione attiva tra soggetto e oggetto. Questa relazione è detta intenzionalità:
la coscienza è sempre coscienza di qualcosa, un flusso di atti (noèsi)
che si rivolgono a oggetti (noèma). La fenomenologia è la scienza
descrittiva dei vissuti intenzionali, che indaga le strutture essenziali
dell'esperienza.
Il processo di costituzione del senso delle cose
Per Husserl, l'intenzionalità
della coscienza è il livello fondamentale e originario dell'esperienza, precedente
a ogni concettualizzazione e alla separazione tra soggetto e oggetto.
Tornare a questa intenzionalità significa comprendere come si formano i
significati e i valori delle cose, che solitamente assumiamo in modo ingenuo
(es. il bicchiere serve per bere, ma possiamo interrogarci sull'origine di
questo significato).
Nel vissuto intenzionale, le cose
esistono solo in quanto appaiono alla coscienza, assumendo diversi
aspetti a seconda dell’atto con cui il soggetto le coglie. L'oggetto non è
mai qualcosa "in sé", ma si rivela nei fenomeni, che sono i
modi in cui esso si mostra al soggetto. La "cosa in sé" kantiana,
irraggiungibile, per Husserl si manifesta pienamente, ma in modo sempre incompleto
e dinamico, attraverso un processo di costituzione.
Questo processo è l'emergere
progressivo del senso del mondo nella relazione soggetto-oggetto, e si
sviluppa per gradi (percezione, immaginazione, giudizio, desiderio...).
L'esempio del castello di Berlino chiarisce la fenomenologia: il
castello, pur esistendo "fuori", assume senso solo quando entra nella mia
esperienza vissuta (noèma), ed è sempre correlato a un atto intenzionale
(noèsi) come il percepire, l'ammirare, il desiderare. Ogni atto rivela un diverso
punto di vista, contribuendo alla costruzione continua del suo significato.
Il processo di costituzione del soggetto
Per Husserl, l'oggetto è sempre lo stesso nella sua "datità" (ovvero l'insieme di elementi che lo rendono esperibile), ma i significati
che può assumere dipendono dalla varietà degli atti intenzionali della
coscienza, che lo fanno apparire da prospettive sempre diverse. La coscienza
unifica queste esperienze multiple attraverso una "sintesi
trascendentale", concetto ripreso da Kant, ma con un’importante differenza.
A differenza di Kant, per cui il soggetto trascendentale è
una struttura già data e ordinatrice del mondo fenomenico, per Husserl
anche il soggetto si costituisce nel corso dell'esperienza. Non è
un'entità fissa, ma il risultato progressivo dell'unificazione delle sue funzioni
intenzionali. La fenomenologia mostra così non solo i diversi strati di
senso degli oggetti, ma anche i livelli dell'io, che vanno dall'io
puro (origine degli atti intenzionali) fino all'io psicologico e
corporeo, in relazione concreta con altri soggetti nel mondo.
La fenomenologia come scienza
«eidetica»
La fenomenologia, secondo Husserl, non studia il mondo come dato
oggettivo e separato, ma come fenomeno per la coscienza, cioè come
realtà che si rivela nei vissuti soggettivi. È una scienza eidetica
(dal greco éidos, "essenza") perché punta a cogliere non solo
i fatti particolari, ma le strutture essenziali dell’esperienza.
Attraverso l'epoché (la sospensione del giudizio) e la riduzione
eidetica, la coscienza spoglia le cose dei significati abituali e coglie le
essenze, cioè le qualità generali e invarianti che caratterizzano ogni
oggetto o esperienza (come l'"essenza del suono" o della "sedia").
In questo modo, la coscienza non si limita a percepire oggetti
singoli, ma accede a ciò che li definisce universalmente, trasformandoli
in idee e forme mentali.
Le evidenze originarie della
realtà
La conoscenza delle essenze, secondo Husserl, avviene tramite
intuizione eidetica, cioè una visione diretta dell'universale,
non ottenuta per astrazione o confronto, ma come intuizione immediata di
ciò che rende qualcosa quello che è (una sedia e non un tavolo, un
comportamento giusto e non sbagliato).
Questa intuizione riguarda tutti gli ambiti dell'esperienza, anche i
valori morali, estetici e personali.
Il progetto della fenomenologia è quindi quello di rifondare il
sapere partendo da evidenze originarie, universali e condivisibili,
su cui costruire ogni altra forma di conoscenza.
Essa permette all'uomo occidentale di recuperare il senso e i valori
perduti, trascurati dalla ragione oggettivistica e scientifica, tornando
alle radici soggettive del significato.
Il mondo della vita e il
rapporto con gli altri
Nella fase finale del suo pensiero, Husserl introduce il concetto di
«mondo della vita», inteso come la realtà vissuta prima della
mediazione scientifica, fatta di emozioni, bisogni, esperienze concrete e
intersoggettive. Questo mondo è la base di ogni conoscenza, ma non è mai
stato indagato scientificamente come tale.
Con questa nozione, Husserl
risponde alle critiche di astrattezza e solipsismo rivolte all'io
puro: chiarisce che si tratta di un'astrazione metodologica, e che
il soggetto reale è concreto, corporeo e in relazione con
altri soggetti. Il corpo proprio dà orientamento all'esperienza, e
la realtà degli oggetti si conferma proprio nella loro condivisione
intersoggettiva.
La fenomenologia così diventa non solo un metodo di conoscenza, ma anche un progetto culturale e umano: attraverso la riscoperta del soggetto e della comunità, essa mira a rigenerare la cultura occidentale, ponendo al centro l’uomo come fonte di senso e valore.
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